venerdì 10 luglio 2020

Cristina Noacco profilo



Profilo friulano: Cristina Noacco
Nata a Udine nel settembre 1971) è cresciuta in un paesino di duecento abitanti, Cortale di Reana del Rojale.
Iscritta alla facoltà di Magistero di Trieste per studiare letteratura italiana e nel 1997, si trasferisce a Tolouse, in Francia, per continuare l’avventura degli studi con un dottorato di ricerca in Letteratura medievale.
Inizia la traduzione in italiano il romanzo, Erec e Enide di Chrétien de Troyes (che ha ricevuto il Premio Leone Traverso Opera Prima per la traduzione nel 2000) e di un’altra storia medievale, Piramo e Tisbe .

Continua con un dottorato e un libro sul tema della metamorfosi nella letteratura medievale francese e continua con dei convegni, ai quali segue sempre la pubblicazione degli atti, su temi che riguardano la mitologia, la metamorfosi, la figura del maestro, il paesaggio allegorico e l’uomo dei boschi.
Dopo la tesi di laurea a Trieste partecipa, quasi per caso, a un congresso internazionale di letteratura medievale e lì, cioè a Garda, dove si teneva il congresso, conosce degli specialisti del mondo intero. Quando un professore di Toulouse mi ha proposto di iscrivermi alla sua università per continuare gli studi con un master e poi con un dottorato, non mi sono lasciata scappare l’occasione di volare via dal nido. La filosofia e i valori del XII secolo hanno avuto la meglio sui canti notturni e sulla malinconia degli idilli leopardiani, che continua ad apprezzare come quando è andata a studiare a Recanati, nella casa paterna del poeta, dove i libri proibiti sono ancora chiusi a chiave dietro la griglia di una vetrina.

Corrispondenze




Un legame forte come la vita, lieve come l'esistenza, unisce la filosofia zen, la ceramica raku e i versi brevi dell'haiku. Queste tradizioni giapponesi condividono l'amore per l'essenzialità, la meditazione, il silenzio e l'osservazione della natura. Una corrispondenza di immagini e di poesia.

Pubblicato da Kappa Vu

lunedì 6 luglio 2020

WS - Fai la tua tazza da te in RAKU



Il Work Shop si svilupperà da un seminario e poi per gli interessati  in 2 mezze giornate

IL SEMINARIO a cura della Accademia del Raku di Luciano Beltramini
Breve storia del Raku
Le caratteristiche tecniche
Lo stile e le forme
I materiali che si utilizzano
Il modo di lavorazione
La biscottatura
La ceramificazione
La cangiabilità dei colori delle polveri metalliche, cause e controllo.

LA PRIMA MEZZA GIORNATA del WS

LA SECONDA MEZZA GIORNATA del WS



Prenotazione e costi
Assistere al SEMINARIO è gratuito e senza numero chiuso

La partecipazione al WS è a numero chiuso massimo 20 persone.
Per richieste superiori verrà programmato un altro WS
La prenotazione è necessaria ma senza essere impegnativa
Ci si può prenotare durante il seminario oppure, anticipatamente
attraverso mail: alternattivauno@gmail.com o luciano.beltramini@gmail.com
per telefono al 3334147250 o al 3475227606
via whatsapp :
oppure nel gruppo su FBhttps://www.facebook.com/groups/lanaturalestagioniiltempolavita/

XI CeRaku

Raku e Natura: Armonia ZEN

L'accademia del Raku del maestro Luciano Beltramini, sviluppa un progetto divulgativo finalizzato alla conoscenza e diffusione di questa antica tecnica ceramica giapponese che nasce nel 1600 ed entra prepotentemente nella costruzione dell'oggettistica per la Cerimonia del Te. Ispirandosi alla Natura ed al pensiero Zen, essa trova la sua massima espressione nella creazione di forme e colori ispirati dalla Natura. Le installazioni tendono ad essere ispirate ad essa ed ad ambientarsi “en plein air” in essa.
L'XI° CeRaku ha come titolo RAKU e NATURA Armonia ZEN, il visitatore troverà splendide realizzazioni integrate nella splendida ambientazione del Parco di Villa Tissano.

Ma l'iniziativa non si esaurisce solamente con la mostra nel parco di installazioni ma anche, nei locali della Villa, i visitatori potranno ammirare un vasto repertorio di manufatti artistici di forme e colori estremamente diversi.










Sono previsti seminari dimostrativi di come viene eseguita la lavorazione, la cottura sino al momento topico della estrazione degli oggetti dal forno di cottura presente nella manifestazione.








Verrà data la possibilità di partecipare ad un WS durante il quale verranno messe a disposizione dei partecipanti i materiali e le istruzioni per realizzare la PERSONALE TAZZA da TE.
La quale verrà realizzata  e colorata dal partecipante. Successivamente messa in forno e potrà assistere alla sua estrazione.





vai alla descrizione del WS e come prenotare.

domenica 5 luglio 2020

Salvatore Cutrupi


Salvatore Cutrupi, di professione medico, è nato a Reggio Calabria e risiede a Cormons (GO). 
Ha iniziato la sua avventura poetica circa 7 anni fa dopo l’iscrizione a un corso di “scrittura creativa” promosso dall’Unitre di Cormons.
Nel 2014 ha pubblicato la prima raccolta di poesie occidentali dal titolo “Tutti i miei giorni”.
Nell’aprile del 2016 un secondo libro di poesie dal titolo ”Mi accompagna il tempo”.
Nel 2018 la terza raccolta dal titolo” Le stelle che tornano”. 
Ha partecipato a numerosi reading poetici e ha presentato i suoi libri a Radio City di Trieste e alla TV Koper -Capodistria nella trasmissione ”La parole più belle”.
In due mostre all’Aeroporto di Trieste, le sue poesie sono state abbinate a immagini del fotografo Luciano Berini nella mostra  ”L’immagine incontra la poesia”.
Collabora con la rivista online ”Fare voci- Giornale di Scrittura” curata da Giovanni Fierro.
Ha iniziato a scrivere haiku circa 5 anni addietro perché ha voluto avvicinarsi sempre di più a quel mondo poetico che esalta la bellezza della natura e delle stagioni.

Presentazione Cieli d'autunno





Un poeta vero deve sempre restare nel suo animo un “bambino”. Solo con lo stupore che il bambino possiede, è possibile vedere le cose del mondo come se si vedessero per la prima volta, cogliendo di esse gli aspetti inediti, originali, riuscendo a collegare fra loro oggetti molto distanti nel tempo e nello spazio. Anche lo sperimentare nuovi moduli poetici è appannaggio di chi dentro di sé conserva una tenace giovinezza, nonostante l’andare inesorabile del tempo.Salvatore Cutrupi appartiene a questo genere di poeta.Prima di avventurarsi in questa sua nuova produzione di haiku, egli ci aveva donato opere di poesie d’impianto tradizionale, dove erano espressi i vari momenti dell’esistenza umana, trattati con quella sensibilità cui mi riferivo sopra. Salvatore, infatti, nei precedenti lavori, con uno stile che Saba avrebbe definito appartenente alla “poesia onesta”, aveva consegnato ai lettori dei versi limpidi, trasparenti, che rimanevano impigliati nella mente per la loro chiarezza e precisione. Cito, dall’ultima opera, Le stelle che tornano, quasi a caso, perché numerosi, alcuni esempi: “ho costruito perciò /aeroplanini di carta / e ho riempito le ali / di consonanti e vocali”; “Ci sono ombre / che hanno la luce /dentro”; “guardare l’onda / che abbraccia lo scoglio”; “come fa la ballerina / a danzare sulle punte / e il tramonto a tornare / anche domani?”

Ora, per un occidentale non è così semplice scrivere haiku. Bisogna, da un lato, trovare la concentrazione necessaria per calarsi dentro la natura, quasi diventare albero, luna, tramonto per catturare, della realtà circostante, gli aspetti più significativi, quelli che gli altri non riescono a “vedere”. Dall’altro lato, bisogna cristallizzare quegli “attimi fuggenti”, quelle “brevi eternità”, in una gabbia metrica di diciassette sillabe, scandite nel ritmo di tre versi 5-7-5. Ma non basta ancora. Bisogna sottoporre il proprio haiku alla giusta limatura, revisione, riscrittura affinché il prodotto non contenga falle: di notte scrivo / poi di giorno cancello- / sboccia una rosa, scrive giustamente Salvatore, a indicare anche la fatica dello scrivere versi.

E poi è necessario che l’haijin stimoli la partecipazione attiva del lettore, invitandolo sia a scoprire i legami segreti fra versi apparentemente slegati sul piano della logica razionale, sia a riempiere di significato lo spazio bianco, il “non detto” che, in verità, ci può comunicare tanto.

Gli haiku di Salvatore sono, in questo senso, stimolanti. Lo sono soprattutto quando contengono un movimento, una direzione, che obbliga il lettore a seguirne il tragitto, interrogandosi poi sul senso nascosto: un’altalena- /s’avvicina un sorriso/ poi s’allontana: cos’è quell’andare e venire nella memoria che ricorda il cigolio montaliano della carrucola nel pozzo? È il passato sequestrato dalla memoria che ogni tanto si affaccia al presente? O quell’altalena scandisce il tempo che passa come se fosse un pendolo? Dello stesso genere anche quest’altro haiku: la sedia vuota-/fiorisce ancora il melo / dietro la casa. Da chi fosse occupata quella sedia vuota ognuno lo può immaginare come crede, ogni interpretazione è lecita, anzi, la composizione stessa si arricchirà delle varie ipotesi. O ancora: vento d’ottobre- / tutte le cose perse / in una foglia, un haiku in cui tutti possiamo riflettere sulle cose che abbiamo perduto in questa vita, e non solo sul piano materiale ma soprattutto in quello spirituale.

Ma sono notevoli anche gli haiku che fanno leva sulla sinestesia, così che il lettore rimane catturato contemporaneamente da più sensi: sera d’ottobre-/ un odore di nuvola/ nella minestra: qualcosa di proustiano ci cattura in quella minestra, e chissà poi come sarà il sapore di quella nuvola, e chi si cela in verità dietro di essa. Alla scansione classica delle quattro stagioni, l’Autore ha aggiunto una quinta stagione, che è quella della vita umana, in cui compaiono anche le figure genitoriali, coll’intento di fissarle eternamente nei versi: ora del vespro- / le preghiere in ginocchio / di mia madre; // un sogno all’alba- / nella voce l’accento / di mio padre. E infine, come non citare l’haiku in cui vediamo riflesso il poeta stesso? trave di legno- / di notte un vecchio tarlo / scrive racconti.



Giacomo Vit

Cieli d'autunno-poesie haiku



Nota d’autore

Ho voluto intitolare questa mia terza raccolta di poesie “ Cieli d’autunno” perché ho sempre sentito mia questa stagione.
Ho iniziato ad amarla fin da ragazzo quando, passata l’ebbrezza del turismo estivo, la mia città riprendeva il suo ritmo cadenzato e la riapertura della scuola mi regalava gli abbracci e i sorrisi dei vecchi e nuovi compagni. 
 L’ho sentita mia quando, ancora giovane, dopo le frenesie del giorno, aspettavo le ore del silenzio per guardare dalla terrazza di casa i colori cangianti dei cieli d’autunno e, nelle giornate senza nuvole, i tramonti dorati che si tuffavano nel mio mare, quel mare dove avevo imparato a nuotare. 
Amo l’autunno ancora di più in questo mio tempo. 
L’autunno rappresenta la mia età, l’età in cui si lascia il lavoro e si comincia a riflettere sui temi più profondi della vita. 
Il corpo chiede delle pause ma la mente vuole continuare a camminare. 
E’ la stagione dei frutti che maturano, delle caldarroste per le strade, la stagione delle foglie che cadono e che hanno più volte riempito di giallo e di rosso i miei versi. 
E’ la stagione in cui la sapienza si fonde con l’esperienza facendo aprire nuovi orizzonti. 
E adesso, immerso in questi orizzonti, mi ritrovo a viaggiare dentro la magia delle parole e ad accarezzare, giorno dopo giorno, il piacere di fare poesia.
Salvatore Cutrupi




Presentazione del libro di poesie haiku “Cieli d’Autunno” di Salvatore Cutrupi (vedi profilo)
    Dipinti di Omar Petruccioli - Prefazione di Giacomo Vit (vedi prefazione) - Editore Qudulibri-Bologna





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