martedì 31 maggio 2016

Luciano Lunazzi

STORIE DI VIAGGI IN LUOGHI E TEMPI
con Luciano Lunazzi.
Magic bus non è solo il pezzo rock eseguito dal gruppo britannico The Who e cantato dal loro leader Peter Townshend.
E neppure il Magic Bus di “Nelle terre estreme “ di Jon Krakauer poi riversato nel grande schermo da Sean Penn nel film “Into the Wild”.
Ma piuttosto il simbolo di un epoca, lo stereotipo degli anni sessanta che accompagnava migliaia di giovani verso l’India alla ricerca di emozioni forti, spesso psichedeliche.


Un bus tutto colorato e dipinto con i fiori più strani che arrancava da Istambul a Katmandu attraverso una strada lunga 6.000 chilometri.
L’Hippie Trail, la via della beat generation, partiva dalla capitale turca ed attraversava Turchia, Iran, Afghanistan, Pakistan, India per arrivare sino in Nepal.
Era necessario inerpicarsi su per il leggendario Khyber Pass, un valico di confine tra Afghanistan e Pakistan attraverso una stradicciola da brivido, stretta ed impervia, un luogo leggendario in cui sono state
combattute battaglie risalenti all’impero persiano e mongolo.

Ne parlerà Luciano Lunazzi, il re di Tacons e delle pillole dell’Homus Furlans, ultimo dei figli dei fiori che dopo 25 anni in giro per il mondo ha deciso di percorre una nuova vita quella dell’artista.

Così ho deciso: Lunazzi, diventerai pittore! Mi sono convinto che mi sarei salvato con la pittura e nel 1996 sono finito in Spagna, a Ibiza: non era più il paradiso hippie che avevo conosciuto nel 1972, era diventata il regno della disco.
Che delusione, ragazzi! Comunque, ci ho vissuto vendendo magliette in giro per la movida. Ricordo che dipingevo centinaia di Mickey Mouse deformati in uno stile che ricordava Keith Haring. Da lì a Barcellona, a Tenerife, mantenendomi sempre con la mia arte di strada. Sono tornato in Friuli nel 2004».

A proposito di Harding, esiste anche il Lunazzi del sogno americano, vero? «Indimenticabile! Dall’80 all’88 ho vissuto a San Francisco, la fu capitale del movimento hippie, morto sacrificato sull’altare yuppie del big bang tecnologico partorito dai Gates e dai Jobs. Anche il punk era passato alla miglior vita - si fa per dire - dell’hardcore. Pensa che lì ho persino conosciuto Jello Biafra dei Dead Kennedys, mentre nel mio sangue continuava a scorrere tumultuosa la musica dei Grateful Dead e dei Jefferson».






Cristina Noacco profilo